Storia

Premessa

la descrizione della villa sarà proposta in prima persona, come se l’edificio stesso raccontasse la sua storia, per cercare di coinvolgere i visitatori e farli entrare con curiosità nel contesto.

foto storica portico villa cagnola
scalone villa cagnola
foto storica villa cagnola

Storia della Villa

Sono Villa Cagnola e da quasi tre secoli guardo il mondo cambiare tra i miei giardini, i miei saloni e il panorama straordinario che circonda Gazzada.
Nel settecento fui costruita per volontà di una famiglia nobiliare milanese che qui possedeva vasti territori e dei grandi corpi di fabbrica: i Perabó, due fratelli Gabrio e Giuseppe che, con la loro ascesa in incarichi pubblici di rilievo, verso il 1740 diedero avvio a miglioramenti in stile tardobarocco per dotare la residenza di prestigio e poter ricevere ospiti importanti tra cui i governatori del Ducato di Milano all’epoca spagnola.

Diventai così una Dimora di delizie, una delle villa di pregio volute da nobili milanesi come luogo di piacere e svago, che nell’area varesina si svilupperanno con tanti esempi nel XVIII secolo. Il gusto per la bellezza e l’armonia del paesaggio fanno parte del mio essere. A conferma di ciò abbiamo la testimonianza del dipinto del Bellotto* del 1744 su incarico dei Perabò in cui la villa compare nella sua bellezza paesaggistica.

Bernardo Bellotto (Venezia 1721, Varsavia 1780) grande vedutista veneziano al pari dello zio Antonio Canal detto il Canaletto. Nei suoi viaggi in Italia nel 1744 è attivo in Lombardia lavorando per l’illuminata aristocrazia intellettuale lombarda ed è proprio qui che nei dintorni di Varese esegue due opere da maestro: le due vedute della Gazzada.

  • La prima presenta il paese di Gazzada visto da una finestra della villa Perabò. L’altra è straordinaria per il controcampo dal paese verso la villa, che la rappresenta nella sua complessità.
  • La veduta di villa Perabò, poi Melzi, a Gazzada è conservata alla Pinacoteca di Brera e rappresenta con una precisione architettonica assoluta la Villa e il paesaggio che la circonda. Il Bellotto crea un artificio per meglio rappresentare la relazione della villa col suo ambiente unico e meraviglioso, con lo sfondo centrale del rilievo del Monte Rosa.  Definito miracolo di pittura scientifica capace di trascendere la realtà, il dipinto ha una luce vitrea con un effetto giorno girato al chiaro di luna, creando un’atmosfera cromatica unica nel suo genere. Una natura che non è una fuga dalla realtà, ma istituisce un rapporto preciso tra la villa aristocratica e il territorio rurale comunque legati nel loro essere.

Disposizione della Villa

Sono composta da un edificio su due piani collegato ad un altro da un portico importante che permetteva l’arrivo delle carrozze al portone d’ingresso. Il portico ha la caratteristica architettonica di avere doppie colonne, “colonne binate”, che troviamo in diverse dimore del settecento del Varesotto.

Il piano terra, composto da ben undici locali, era destinato alla vita sociale, con sale di conversazione, una sala da biliardo e stanze tutte prospicienti il panorama a ovest, che faceva da sfondo agli ambienti.

Il primo piano, invece, era costituito da spazi più intimi, riservati alla famiglia. Tutti gli ambienti interni erano riccamente ammobiliati, con dipinti e arredi di pregio, e dotati di servizi e stoviglie in porcellana: ero una dimora fastosa e segno tangibile della ricchezza e nobiltà della famiglia Perabò.

Purtroppo, però, la mancanza di eredi maschi in questa famiglia portò alla mia vendita, e fui acquistata dal duca Melzi nel 1838, fino al 1850. Fu un periodo buio per me: fui trascurata e il duca non si interessò mai a questa proprietà.

Così, l’11 marzo 1850, venni acquistata da Giuseppe Cagnola e per ben tre generazioni rimasi legata a questa famiglia.

Nel 1856, dopo la morte di Giuseppe, passai in eredità al primogenito Carlo, che mi portò grandi trasformazioni: un’importante ristrutturazione per farmi diventare una grande villa romantica con parco all’inglese.

I lavori vengono affidati a un grande architetto milanese, Clerichetti*, con un progetto importante.

portico villa cagnola

Luigi Clerichetti o Chierichetti (Milano 1798 – Milano 1876) è stato un architetto milanese esponente dell’eclettismo ottocentesco, con una mescolanza di stili che dalla metà del Settecento si indirizza verso una sensibilità romantica. È progettista per una committenza borghese di banchieri e mercanti di seta milanesi e realizza importanti palazzi a Milano, in particolare Palazzo Tarsis, Palazzo Pertusati e ville in Brianza. Il suo stile si indirizza verso un eclettismo storicistico con addizioni in stile Tudor, tipicamente gotico inglese.

ritratto di carlo cagnola

La famiglia Cagnola

Carlo Cagnola*, esponente di spicco dell’alta finanza milanese diventa dopo l’Unità Senatore del Regno e Deputato al Parlamento Nazionale.

Seguirà la tendenza della società borghese con l’ideale ottocentesco della villa di campagna come luogo di isolamento e di evasione, un microcosmo aperto solo alla natura. Ampliò la mia struttura aggiungendo un corpo verso est, creando il porticato e un piano sopraelevato con due logge ad arco che ingentilirono il mio prospetto.

Tutte le mie aperture verranno poi arricchite con cornici in stucco ed altre in pietra di Saltrio. Legato allo stile Tudor, realizza un delicato bowindow neogotico che si affaccia sul parterre con aiuole di bosso lavorate con l’arte topiaria, fontane e vasi classici verso il panorama del lago.

Le mie sale interne verranno ampliate e realizzati nuovi soffitti in stucchi baroccheggianti. La mia collezione continuerà ad essere arricchita con mobili, arazzi, oggetti d’arte e soprattutto preziose ceramiche.

Carlo Cagnola, proprio in questi anni, diventa un conoscitore e collezionista di ceramiche, uno dei più grandi esperti dell’epoca, sia delle fabbriche italiane che estere.

i girardini di villa cagnola

Il giardino di Villa Cagnola

Nel 1875 Carlo fece costruire nel mio splendido giardino una torre alta ben 24 m da cui si gode un panorama che spazia a 360°, lo stile sarà romantico riprendendo elementi medievali.

Mise mano anche al giardino che era composto da piccole coltivazioni a granaglie, a frutteti e a vite che scendevano degradando verso ovest. Il conte l’organizza trasformandolo in un parco all’inglese con essenze pregiate, alberi importati da paesi lontani (Americhe e Oriente) che per la prima volta vengono piantumati nei giardini italiani.

Essenze esotiche come magnolie, rododendri, cedri del Libano (di cui si può ammirare un esempio meraviglioso presso la cappella), faggi penduli e aceri.

Si crea così un mondo isolato di grandi estensioni che si chiude dal contesto urbano e crea uno spazio unico e personale alla famiglia.

Passeggiare in questo mio grande giardino crea ancora oggi un senso di armonia e benessere.

Nel 1859 incaricò l’artista Carlo Bossoli* ad immortalarmi in due vedute pittoriche a testimonianza della bellezza della sua proprietà Cagnola. Ora queste due tele fanno parte della Collezione.

dipinto della Villa Perabó Melzi Cagnola

Carlo Bossoli, artista ticinese (Lugano 1815, Torino 1884), disegnatore e pittore colto, era interessato agli eventi sociali e politici del suo tempo che ha catturato come testimone oculare con matite e pennelli. Acquistò fama internazionale e lavorò presso diverse corti europee. Tra il 1844 e il 1853 si stabilì a Milano e qui ebbe contatti con le figure esponenti per la lotta di indipendenza e si farà promotore dei moti milanesi.
È considerato un vedutista-reporter.

Guido Cagnola

Nel 1886 fui donata al figlio Guido che porterà nuovi cambiamenti alla mia disposizione interna. Non condividendo le scelte del padre, agli inizi del ‘900 modificherà gli ambienti dando incarico all’architetto Achille Majnoni* d’Intignano.

Achille Majnoni d’Intignano, marchese (Milano 1855, Erba 1935), era il progettista privato dei sovrani Umberto I e Margherita e autore di grandi lavori, tra cui la Villa Reale a Monza. La sua attività si legava principalmente al neorococò, con creazioni decorative a stucchi dorati, lavorando per commissioni dell’alta borghesia milanese; si occupò di architetture ma soprattutto di arredi di ville e allestimenti di vario genere.

Don Guido sarà critico dell’intervento architettonico di Clerichetti, che definirà “di cattivo gusto”, e così mi riporterà ad una riforma radicale dallo stile Tudor allo stile barocco lombardo. I miei vecchi soffitti a cassettoni lignei saranno riportati alla luce con decorazioni in bianco e oro.

Le stanze al pianterreno acquisiranno una funzione specifica in relazione alle loro opere esposte: la saletta delle porcellane, la sala da pranzo, la sala verde e la sala rossa.

Il primo piano conserverà la sua funzione privata, divenendo l’appartamento di Guido e della contessa; nella galleria rimarrà la biblioteca che collegava agli ambienti dell’ala porticata. Al mio complesso faceva parte anche un’ampia area occupata dai rustici, ovvero da quegli edifici che erano di servizio alla mia gestione: una scuderia, una rimessa, una lavanderia, un magazzino di legnami, una bigattiera, una cantina, una torretta con colombaia e una torre con l’orologio.

Vanotti Alessandro, Ritratto di Guido Cagnola, olio su tela cm. 120 x 86, Collezione Cagnola, Gazzada (Va) inv. DI (col)
soffitto collezione cagnola
soffitto collezione cagnola
soffitto a cassettoni collezione cagnola
villa cagnola oggi

Villa Cagnola oggi

Nel 1946 il conte Guido, non avendo successori eredi, deciderà di donarmi interamente alla Santa Sede e nel 1951 verranno abbattuti tutti i miei rustici per realizzare il complesso comprendente gli alloggi e gli ambienti dell’Istituto Superiore di Studi della Chiesa, che sarà terminato nel 1954. In questi ultimi anni sono diventata un luogo di incontro, di formazione, di cultura spirituale e di dialogo, così come aveva espresso e voluto l’ultimo esponente della famiglia Cagnola.

Oggi apro ancora le mie porte per raccogliere chi desidera conoscere, scoprire la mia storia, le mie collezioni, i miei giardini e non troverà solo un edificio, ma una voce che continua a raccontare da più di 300 anni la bellezza di vivere il dialogo con l’arte e con il tempo.

Visita l'intera Collezione

Villa Cagnola offre l’opportunità di visitare l’intera Collezione, dai dipinti del XIV secolo alle porcellane provenienti da tutto il mondo.